Ago 1, 16 anni ago

Stelle, pianeti e lune in vendita: l’inchiesta continua

Sono ormai in 300’000 ad essersi accaparrati un pezzetto di Luna, cifra destinata ad aumentare con l’introduzione sul mercato di Marte e Venere, e altrettanti coloro che hanno dato il proprio nome ad un astro. Sembra quindi che per vendere qualcosa ai nostri tempi l’unica garanzia da fornire sia quella dell’essere il più particolare possibile. Per questo motivo abbiamo deciso di convertire il sito di The Blue Planet che diventerà presto il nuovo punto vendita di pianeti extrasolari. Abbiamo almeno 600’000 acquirenti assicurati: “venite siori e siore!”

Ma scherzi a parte la situazione è alquanto seria e le domande che essa suscita sono emblematiche dei tempi moderni: è possibile che nell’era considerata più razionale di tutte esista più di mezzo milione di persone incapaci di fare appello al proprio spirito critico?

Domanda puramente retorica; le tendenze attuali sembrano dimostrare che il popolo dei consumatori acritici conta sempre più adepti. Non viene in aiuto la pubblicità e il senso del “tutto è merce”, derivato da 150 anni di industrializzazione, che lentamente hanno abituato la gente all’idea che con i soldi si può tutto. Cerchiamo dunque di smontare il problema tanto quanto basta per capirlo. Innanzitutto non bisogna fare confusione: se nel caso della vendita di pianeti extraterrestri di vera e propria presa in giro (e non diciamo altro..) si può parlare, nel caso delle aziende che propongono l’attribuzione di un nome ad un astro sarebbe più corretto ricorrere al concetto di manipolazione pubblicitaria.

Se nel primo caso, infatti, ciò che viene venduto è qualcosa che gli stessi commercianti non possiedono, nel secondo è l’informazione verso il cliente che è deficitaria ed estremamente manipolatoria! Ma andiamo con ordine e, come già detto, consideriamo un problema alla volta.

Prima di cominciare, a mo’ di introduzione, vi consigliamo di leggere l’articoloapparso su “La Regione Ticino” il 2 febbraio del 2001.

Il commercio di terreni extraterrestri

Dennis Hope: padrone di ciò che non dovrebbe possedere

La storia del commercio di terreni extraterrestri parte dagli Stati Uniti, quando, a metà degli anni settanta un californiano, tale Dennis Hope, dopo aver attentamente analizzato l’ “Outer Space Traty” adottato nel 1967 dall’ONU è riuscito ad accaparrarsi “legalmente” ben otto pianeti e 51 lune. Il trattato, infatti, sanciva come “illegale” il possesso di terreni extraterrestri da parte di nazioni e paesi; nel teso, però, non ci si accennava a quello che i privati cittadini o le aziende non statali potevano ottenere in questo senso. Fu così che, di fronte a tale cavillo, le autorità americane nulla hanno potuto fare, tranne riconoscere la proprietà al furbo californiano. Con in mano gli “atti di proprietà” dei terreni extraterrestri, Hope ha cercato il modo migliore per trarne profitto. Ha questo scopo egli ha creato la Lunar Embassy, società che vende ai propri clienti (paganti) terreni su altri mondi.

Tutto in regola quindi? No. Se non sembrano esserci problemi legali, ciò non esclude altri ordini di difficoltà. Nel caso specifico si pone un grossissimo problema di ordine deontologico. Anche nel caso del signor Hope, come non di rado succede negli USA, si è guardato di più ai cavilli legali che neanche al buon senso. Si deve infatti considerare che la legalità delle proprietà che Hope ha acquisito è basata su un decreto di un’autorità governativa (in questo caso un tribunale americano) che non può avere la pretesa di decidere per tutto il pianeta.

Altro punto poco chiaro che fa sembrare sempre la vicenda un “arrampicarsi sugli specchi” è il fatto che nello stesso trattato viene esplicitamente affermato che il cielo è da considerarsi patrimonio dell’intera umanità. È dunque un atto di prepotenza quello che Hope attua verso gli abitanti del pianeta Terra. In fondo egli sta vendendo qualcosa a qualcuno che già la possedeva. Detta in modo più diretto: ci sta vendendo ciò che è già nostro!

1001 situazioni assurde

L’occasione per mettere in luce alcune contraddizioni e situazioni bizzarre che vengono a cerarsi grazie all’opera di Hope ce lo fornisce la pagina delle domande più frequenti dello stesso sito della Lunar Embassy, la società creata ad Dennis Hope. Per evitare contestazioni non vi proporremo traduzioni letterali (il testo originale lo potrete leggere nel sito della Lunar Embassy), ma vi esporremo i punti principali.

Tra le domande più gettonate troviamo quella che riguarda la possibilità di intentare causa alla NASA (e qui ci permettiamo di includere anche tutte le altre agenzie spaziali) qualora atterri con un proprio mezzo di esplorazione su un proprio appezzamento di terreno. La risposta è categorica: no! Purtroppo però l’argomentazione che segue non risulta altrettanto chiara. Per giustificare la risposta vengono ripresi i contenuti del trattato dell’ONU sull’esplorazione dello spazio. Si dice, infatti, che tale “legge” non vieta l’esplorazione, pertanto le agenzie spaziali sono libere di usufruire di terreni extraterrestri “privati” sino a quando il loro scopo sarà puramente di esplorazione. Nella stessa risposta viene specificato anche che la Lunar Embassy non venderà mai siti ove sia stato programmato un atterraggio di una sonda, oppure siti di atterraggio di missioni storiche. Il problema che ora si pone è il seguente: le missioni non ancora programmate (dunque che non hanno ancora specificato il proprio luogo di atterraggio) si dovranno adattare ai capricci di Hope o questi, per restare fedele al proprio “credo”, esproprierà i terreni dove la sonda andrà a posarsi.

Il culmine della assurdità la si tocca però quando si viene informati che qualora si cercasse di costruire una casa oppure trivellare il terreno alla ricerca di acqua o di minerali su un proprio appezzamento di terreno sarebbe possibile intentargli causa. Benché anche qui si debba sempre intendere il tutto escludendo le missioni di esplorazione, non sembrano uscirne molto bene alcuni progetti recentemente ventilati, quali la costruzione di una base lunare (che, tra l’altro, richiederebbe anche lo scavo di minerali per trarne il materiale da costruzione) oppure l’insallazione di cupole per la sopravvivenza ad uso dei primi esploratori di Marte.

Altra questione che sembra interessare particolarmente i clienti di Hope è il futuro legale. Se dovessero cambiare le leggi, ci viene spiegato, e la nuova legislazione impedisse il commercio di terreni extraterrestri, l’effetto retroattivo colpirebbe inesorabilmente tutti i clienti che perderebbero immediatamente ogni diritto sul proprio appezzamento. In questo senso l’unica garanzia fornita dalla società di Hope è data dai 30 giorni del classico “soddisfatti o rimborsati”.

Ma dalla risposta fornita a questa domanda sorge un’altra, interessantissima, contraddizione. Per rispondere al quesito “Cosa succede se cambiano le leggi?” la Lunar Embassy risponde che, per il momento, la società non è a conoscenza di qualcuno che stia operando in questa direzione e che, a loro avviso, non saprebbero neanche indicare un ente che abbia l’effettiva autorità per farlo. Insomma, a ben leggere, secondo Hope e compagni, nessuno avrebbe la possibilità di legiferare sul destino commerciale di lune e pianeti del sistema solare. Ma se così è, chi ha dato loro l’autorità di possedere tali corpi celesti?

Le questioni importati per gli imprenditori “extraterrestri” sembrano però essere altre. In conclusione del suo intervento sul sito della Moon Estates (la “filiale” britannica della Lunare Embassy) l'”ambasciatore lunare” (il direttore) dell’azienda ci ricorda cosa rappresenti la Luna nell’ideale collettivo, facendoci assaporare la gioia di poter entrare in possesso di un pezzo del simbolo di speranza, romanticità e impermeabilità ai cambiamenti. In una risposta, invece, viene specificato il credo fondamentale della Lunar Emassy: la società sta progettando la vendita di terreni extrasolari su altri corpi celesti ( attualmente si possono acquistare terreni sulla Luna, su Marte, su Venere e su Io). Non verrà però mai messa in vendita Europa per rispetto verso il talento visionario dello scrittore Arthur C. Clarke che nel suo libro “2010 Odissea Due” (il seguito di “2001 Odissea nello spazio”) in cui veniva descritto un messaggio proveniente da una forma di vita aliena che recitava «All these worlds are yours to study. Except Europa. Attempt no landing there. Use them together, use them in peace.» (Potrete studiare tutti i mondi, ad eccezione di Europa. Non cercate di atterrarvi. Usatela assieme in pace). Peccato che, per quanto ne sappia, Giove non sia ancora stato trasformato in una stella (come avviene alla fine del romanzo). Quando “Lucifero” splenderà nei nostri cieli, allora – forse – potremo riparlarne.

Vendimi una stella

C’è però chi al mondo, impossibilitato da ostruzioni legali nel vendere terreni su altri pianeti (sono tutti di propietà diDennis Hope) ha deciso di far fruttare in altro modo il comune fascino che il cielo suscita nelle persone. Ad essere mercificati diventano così i nomi delle stelle. Brutte sigle formate da lettere e numeri si possono sostituire con il proprio nome o il nome di un caro per pochi spiccioli. Nessuno impedisce, infatti, di nominare a piacimento la volta celeste. Pagando, in più, si otterrà tanto di certificato di rinomina e di carta stellare per individuare il proprio acquisto. Stiamo però bene attenti al tipo di messaggi con cui queste aziende si pubblicizzano. Essi contengono, in effetti, una forte componente manipolarotira, poiché nascondono al consumatore alcune caratteristiche basilari per poterlo mettere nella condizione di decidere pienamente cosciente della sua scelta.

È infatti tipico di queste aziende spacciarsi per “organismi autorizzati (da chi poi non si sa) a battezzare le stelle”. Essi dimenticano però di dire che il certificato da loro rilasciato non vale che a livello di società. Nessuno, insomma, sarà obbligato ad adottare tale nomenclatura, tanto meno gli esperi del ramo. Inoltre la tutela del proprio acquisto ai sensi delle leggi sul copyright è assolutamente inutile, in quanto ogni società che si interessi di questo lucroso affare, avrà la possibilità di rivendere ad un proprio cliente ciò che era già stato acquistato da un’altro rivoltosi ad una ditta differente.

L’unico ente al mondo in grado di dare una nomencaltura “universale” e adottata a livello scientifico alle stelle è l’International Astronomical Union (IAU) il quale adotta però convenzioni prestabilite per nominare gli astri. Gli unici nomi “propri” di stella (non espressi tramite stringhe di numeri e lettere) riconosciuti dall’IAU sono quelli appartenenti alle tradizioni antiche, come quella araba (ad esempio la stella Sirio). In un suo comunicato, l’IAU spiega anche in modo assai dettagliato il perché i nomi delle stelle non potranno mai essere venduti in modo “ufficiale” e riconosciuto. Molte domande trovano risposta in tale comunicato. Le più rilevanti sono state tradotte qualche anno fa dai colleghi diastrofili.org. Ci permettiamo di riproporvele:

D : Perche’ i nomi delle stelle hanno cosi’ noiosi numeri che li contraddistinguono?

R : La ragione per la quale si attribuisce un nome ad un oggetto, e’ fondamentalmente per poterlo trovare in cielo per ulteriori studi. I nomi sono piacevoli solo per un piccolo gruppo di ben conosciuti oggetti, come i pianeti o stelle ben visibili ad occhio nudo, ma inutili per poterli studiare.- Ricordiamoci che in cielo conosciamo centinaia di milioni di stelle! -. Le precise coordinate, messe in un opportuno catalogo stellare, aiutano l’astronomo ad un esatta identificazione.Se infatti devo chiamare un uomo, lo identifico con un nome. Ma se invece devo identificare la via dove abita, mi servira’ l’indirizzo …

D : Chi e’ legalmente responsabile per poter attribuire dei nomi alle stelle?
R : L’IAU e’ l’unica in tutto il mondo responsabile per l’attribuizione dei nomi ai corpi celesti. Ed inoltre, i nomi non sono assolutamente in vendita, ma assegnati tramite opportune regole internazionali che gli scienziati di tutto il mondo si sono autoattribuiti.

D : Ma se volessi, potrei comprare il nome di una stella in un qualche modo?
R : Sicuramente. C’e’ molta gente che sara’ molto contenta di ricevere i vostri soldi in regalo…

D : Ma la compagnia in questione afferma che la lista dei nomi verra’ depositata alla “National Library”. Non dovrebbe essere una garanzia di autenticita’?
R : No. Ogni persona puo’ mandare la propria copia di un libro gia’ pubblicato alla National Library. Assegnare un numero al libro, non significa affatto che la N.L. approvi il contenuto dello stesso, e non autorizza nessuno all’assegnazione delle stelle.

D : Io amo le stelle e vorrei far qualcosa di speciale per una persona che per me e’ molto importante. Come posso fare?
R : Moltissimo! Tanto per comiciare, recatevi insieme al piu’ vicino planetario della zona per ascoltare i divulgatori che potranno farvi addentrare nelle meraviglie di questa scienza. Poi contattate le associazioni di astrofili della vostra zona per poter osservare stelle, galassie, nebulose etc.. grazie ai loro telescopi. Recatevi in Internet e guardatevi le immagini degli oggetti celesti fotografati dai piu’ grandi telescopi del mondo…insomma…basta cominciare.

Layman’s Guide for Naming Stars
(versione short, tradotta liberamente e modificata dal sito dell’IAU)

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Per eventali commenti, contributi, suggerimenti, critiche o altro non esitate a contattarci: info at theblueplanet.ch

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