I prezzi alle stelle

La Luna, Marte, Venere, basta pagare e il sogno si realizza (?)

Vendesi

"Non voglio mica la Luna" cantava qualche decennio fa Fiordaliso al suo pubblico. Oggi invece c'è chi la Luna non solo la vuole, ma tenta addirittura di comprarla. E trova chi gliela vende!
Tra i tanti "panettoni guasti" di questo Natale il più grosso se lo sono sicuramente aggiudicati gli inglesi e riguarda da vicino proprio il nostro satellite. Ha infatti sede in Cornovaglia la Moon Estates, società che ha proposto al popolo britannico di regalare a parenti ed amici un piccolo appezzamento di terreno sulla Luna.
Il business ha riscosso un notevole successo e le richieste non sono certo terminate con le feste. Coloro che vorrebbero entrare in possesso di un pezzo di Luna sono in crescita e, per fare fronte alle richieste, i dirigenti dell'azienda hanno deciso di mettere presto in commercio anche Marte e Venere.
Già dalla fine di gennaio è infatti possibile acquistare una parte del Pianeta Rosso con costi che si aggireranno attorno alle venti sterline per acro (circa 48 franchi) e Venere lo raggiungerà ben presto. La società inglese ha infatti l'intenzione di proporlo come originale pegno d'amore per il giorno di S.Valentino.
A chi mette sotto accusa questo tipo di commercio la direttrice della Moon Estates, Sue Williams, fa notare che negli Stati Uniti c'è chi sta vendendo da ormai 20 anni terreni extraterrestri senza mai essere incorso in sanzioni legali.
In effetti dalla fine degli anni settanta Dennis Hope, californiano esperto di aviazione, sta spillando soldi agli americani attraverso la vendita di terreni lunari. A questo scopo l'americano ha costituito una società, The Lunar Embassy, di cui la compagnia inglese rappresenta una sorta di filiale e che risulterebbe legalmente inattaccabile.
"Dennis ha studiato a fondo il trattato sull'utilizzo dello spazio approvato dalle Nazioni Unite nel 1967 - ha affermato la Wiliams al giornale inglese Independent - il quale impedisce espressamente a nazioni e governi di appropriarsi di territori al di fuori del nostro pianeta . Nel decreto però non viene detto niente per ciò che riguarda i privati cittadini." Facendo leva su questo cavillo, alla fine degli anni settanta, Hope riuscì ad accaparrarsi "legalmente" ben otto pianeti e 51 lune del nostro Sistema Solare per un valore stimato in 763 mila miliardi di dollari.
Nonostante che il decreto dell'ONU non sembri regolamentare questo aspetto, vi si trova invece chiaramente scritto che il cielo è patrimonio dell'intera umanità. Molti scettici si chiedono dunque chi abbia dato alle istituzioni americane che hanno rilasciato i permessi ad Hope il potere di decidere per tutto il pianeta.
Ma il business "spaziale" non si ferma a pianeti e lune. Ci sono infatti anche coloro che pensano in grande e offrono la possibilità a chiunque voglia metter mano al portafogli (180 franchi circa) di ribattezzare una stella a proprio piacere. Per questa nuova moda, recentemente approdata anche nel nostro paese e proveniente ancora una volta da oltreoceano, non sembrano esserci ostacoli legali. Così almeno assicurano i dirigenti delle stesse aziende che si affrettano a spiegare come non siano le stelle a venir vendute, bensì ci si limiti a cambiarne il nome. Niente da eccepire dunque, soprattutto considerando il fatto che nessuno impedisce di rinominare a piacimento la volta celeste.
La mancanza di problemi legali non esenta però questo particolare mercato da qualche inghippo. Nessuno in effetti può pretendere che la sua propria nomenclatura del cielo sia accettata universalmente e non fanno certamente eccezione queste multinazionali. Come hanno confermato le stesse aziende, il nome attribuito tramite pagamento non varrà che all'interno della stessa società. L'attestato di "battesimo" e l'iscrizione in un registro tutelato da copyright infatti non solo non impone l'uso del nuovo nome agli astronomi, ma non ne garantisce nemmeno l'unicità. Qualsiasi altra ditta che stia approfittando di questo lucroso affare potrà dunque assegnare la stessa stella ad un proprio cliente senza essere per questo penalmente perseguibile.
Sebbene nessuno abbia mai nascosto questo particolare, si può constatare però che la pubblicità non lo esalta affatto. Si preferisce infatti affiancare al nome dell'azienda frasi del tipo "l'unico organismo autorizzato a battezzare le stelle", lasciando comunque il dubbio su chi abbia rilasciato tale autorizzazione. Basterebbe comunque un po' di buon senso e una telefonata informativa per risolvere ogni dubbio e decidere più serenamente se procedere all'acquisto oppure se ritornare a regali più tradizionali.
Se quest'anno sotto l'albero avete trovato una foto del nostro satellite con ben evidenziato l'appezzamento di terreno di cui siete appena entrati in possesso, non correte però a buttarlo via. Nonostante non possiate utilizzarlo per costruirvi una deliziosa dimora, il tentativo di regalarvi la Luna è quantomeno apprezzabile. In fondo è il pensiero che conta.

Luca Berti su La Regione Ticino 

2 febbraio 2001

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